Camilla Valerio. I PROBLEMI DELLA DAD E LA LOTTA PER SALVARE LE SCUOLE ITALIANE

Foto di Mira Kireeva da Unsplash 

Nella prima fase, la didattica a distanza sembrava un elemento positivo della pandemia di COVID-19, ma le conseguenze dell’isolamento e dell’incertezza appaiono profonde.

Per la maggior parte del tempo, durante la pandemia, le scuole e l’università in presenza sono state sostituita dalla didattica a distanza (DAD). Ad oggi, Invece di innovazione e speranza, la DAD sembra ormai rappresentare il vero disagio sociale dei giovani italiani al punto che a volte essa viene eufemisticamente soprannominata “disagio a distanza”. 

La prima ondata e i limiti della DAD: 

Nella prima fase, la DAD è stata accolta come l’unica opzione che, in uno stato di emergenza, potesse assicurare un’educazione seppur limitata ma indispensabile ai tanti bambini, ragazzi e universitari. Sia gli insegnanti che gli studenti erano convinti che valesse la pena rinunciare ad andare a scuola per stare al sicuro e limitare così il contagio. Addirittura, la DAD era stata vista come uno passo potenzialmente positivo a favore dello sforzo di digitalizzare, finalmente, il sistema educativo italiano.

L’attitudine positiva nei confronti della DAD era fortificata soprattutto dal fatto che nella prima fase l’Italia era considerata un modello virtuoso nella lotta contro il virus, con il primo ministro Giuseppe Conte che guadagnava rapidamente riconoscimento internazionale e nazionale come leader capace e affidabile. Il personale sanitario veniva descritto come eroico, il Financial Times glorificava la nostra resilienza e l’Europa mostrava una volontà inaspettata nell’aiutarci, soprattutto attraverso il programma Next Generation EU.

Quando le scuole hanno riaperto a settembre, sembrava che l’Italia e le sue istituzioni educative avessero superato la tempesta. Tuttavia, la seconda ondata tra ottobre e novembre 2020 ha convertito la rotta. I casi di Covid-19 aumentarono proprio mentre la stabilità politica diminuiva, tanto che l’Italia si trova oggi nel mezzo (o alla fine) dell’ennesima e logorante crisi di governo. Di conseguenza, le scuole furono richiuse una volta ancora per diminuire il rischio del contagio. Così, verso la fine di ottobre la DAD è tornata a essere il metodo pedagogico dominante e non è passato molto tempo prima che le debolezze del modello cominciassero a superare di gran lunga i benefici

Gli aspetti negativi della DAD:

Il senso del dovere nel sacrificare le lezioni in presenza per la lotta contro il virus che la maggior parte degli studenti e insegnanti provava in primavera fu lentamente sostituito da una sensazione di abbandono. Il dibattito pubblico, che si è concentrato in gran parte sulla crisi politica e sui guai economici, ha portato all’apertura di negozi e centri commerciali per lo shopping natalizio, ma ha fatto poco per affrontare i veri problemi che la didattica a distanza pone.

L’evidenza che in altri paesi europei l’apertura delle scuole non è risultata fino ad ora in una significante diffusione del virus, ha contribuito ulteriormente a questo senso di frustrazione sia tra gli studenti che tra gli insegnanti. Una ricerca del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sul ruolo degli ambienti scolastici nella trasmissione di COVID-19 ha dichiarato che “i dati osservazionali di diversi paesi dell’UE suggeriscono che la riapertura delle scuole non è stata associata ad aumenti significativi della trasmissione comunitaria” e che “la chiusura delle scuole non è un modo efficace per combattere l’epidemia.”

Diversi studi si sono concentrati sulle conseguenze della DAD, e molti sono preoccupanti. In particolare, un appello presentato da 60 psicologi attingendo ai dati di studi nazionali e internazionali ha rilevato un peggioramento della salute mentale tra i giovani italiani dovuto alla mancanza di vita sociale e alla chiusura delle scuole. Sono stati segnalati disturbi d’ansia e depressivi, gesti autolesionistici, tentativi di suicidio, disturbi alimentari, attacchi di panico e persino stati dissociativi maggiori. Anche quando i casi non sono così gravi, gli studenti riportano uno stato generale di stress, nervosismo, irritabilità e depressione.

Un sondaggio condotto da Save the Children su 1000 ragazzi tra i 14 e i 18 anni nel dicembre 2020 rileva che il rendimento degli studenti è peggiorato sotto la DAD, e che gli studenti sentono livelli più alti di fatica e incertezza sul loro futuro. Il rapporto ha anche evidenziato l’aumento dei tassi di abbandono scolastico. Già alto in Italia, c’è il rischio reale che quasi 34.000 studenti delle scuole superiori possano abbandonare la scuola a causa della crisi, sia per ragioni pratiche che personali. I bambini in situazione di marginalità sociale o quelli che vivono in aree senza un accesso affidabile a internet sono stati esclusi dalla DAD fin dal suo inizio, e la loro situazione diventa sempre più precaria. Persino il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha riconosciuto ufficialmente che “la DAD non funziona più”.

Re-immaginare un sistema educativo per la prossima generazione

La voce più importante contro la DAD è Priorità alla scuola, la cui iniziativa di tenere le lezioni all’aperto come forma di protesta pacifica si sono diffuse in tutta Italia. Per loro la scuola è più di un edificio, è “il luogo dove si incontrano studenti e insegnanti”.

Gloria Ghetti, un’insegnante di italiano al liceo e uno dei membri più appassionati di Priorità, vede le chiusure come un sintomo non della pandemia di COVID, ma piuttosto delle fragilità sistemiche e strutturali di lunga data del sistema educativo italiano. Le scuole e le università in Italia avrebbero potuto rimanere aperte, come in altri paesi europei, se le condizioni all’inizio della pandemia fossero state adeguate. Tuttavia, le grandi dimensioni delle classi, personale insegnante ridotto e la mancanza di volontà politica di investire e ristrutturare hanno contribuito a indebolire il modello educativo in tutta Italia.

Priorità alla scuola auspica un ritorno alla scuola in condizioni di sicurezza che preveda il ripristino degli infermieri scolastici, il controllo della diffusione del virus attraverso test continui, la riduzione del numero di alunni in classe e la vaccinazione prioritaria degli insegnanti a rischio. A livello strutturale, la richiesta di una valutazione delle strutture fatiscenti, del trasporto spesso inadeguato da e per la scuola, e di maggiori finanziamenti per il personale aggiuntivo. Questi non sono problemi per domani, ma questioni urgenti dell’oggi. Il sistema scolastico non può funzionare se non è universalmente accessibile, inclusivo e svolto in un ambiente sicuro sia mentalmente che fisicamente, e la DAD semplicemente non può sostituire questi principi fondamentali.

La DAD ha aperto la porta alla digitalizzazione dell’Italia, ed è difficile negare che questo sia un passo positivo. Ma il suo più grande beneficio potrebbe essere il più accidentale: i giovani hanno finalmente iniziato a capire l’importanza dell’istruzione. In effetti l’assenza di apprendimento in persona ha sollevato la coscienza di molti giovani, spronandoli a lottare per un diritto costituzionalmente assicurato. I giovani sono spesso accusati di essere apatici verso la politica, ed è in gran parte comprensibile. Ma la lotta contro la DAD potrebbe essere il momentum che scatena la messa in moto del cambiamento.

(e Melitea è sicuramente dalla loro parte!)

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